Dear Miles (Inferno andata e ritorno)
(andata)
Rieccomi qui, la solita giacca buttata su una sedia, la cravatta allentata un poco, come sempre a godermi queste macerie; il vento sulla faccia, l’odore della polvere che comincia lentamente ad abbassarsi. Ho diviso il mondo in buoni e cattivi, in giusto e sbagliato, credendo di mettermi al riparo dalla pioggia; ho chiuso porte senza rimpianti, ma senza neanche un ultimo saluto, per correre più in fretta, per non sprecare fiato su vecchi altari e vecchie lacrime. Eppure oggi balbetto, non so che risposte dare al mio cuore, non riesco a farlo stare buono. Era facile dirgli “sei dalla parte dei buoni ora, non può capitarti niente“, “stai facendo le cose per bene, per una volta”, oppure “Non battere troppo forte, o ti sentiranno”, fargli girare la testa con la fantasia. Continuo a prendere a pugni l’unico muro rimasto in piedi, ci sarà un motivo se non è ancora andato giù. Annuso qua e là le foglie che ancora bruciano, uniche vittime della mia timida ira; continueranno ad ardere dentro di me, non ci sono soluzioni…se non incenerire qualcosa…o qualcuno, fare in modo che nulla possa più crescere tra quelle stupide rovine. Vivere e dimenticare, lasciando che i giorni si consumino sotto questa pioggia maledetta, con gli occhi sempre più rossi, malato di cupa ironia.
(ritorno)
La notte a volte fa regali inaspettati, racchiusi dove non avresti pensato di cercare mai; e così può capitare che un fugace sogno autunnale piova dal cielo dritto nelle tue mani. Lo fai scivolare tra le dita e ti accorgi che persino la spazzatura ti risulta interessante, anche se forse, non la capirai mai veramente, preso come sei dai tuoi pensieri, dal celare i tuoi sorrisi. Esco dal buio per fare quattro passi, mi faccio accogliere dal fresco e da qualche nota musicale, provo a trovare le parole giuste da miagolarti sottovoce, ma oggi tutto mi sembra così sciocco, sbriciolato da questi giorni malandati, dal gusto amaro del rimpianto. Così l’alba mi sorprende cercatore di dolci tesori, addormentati fra le coperte. Ho bisogno di dirti almeno una volta al giorno quanto io ti voglia bene, altrimenti sto male. Già il mio cuore comincia a brontolare, e mesto comincia a rifare i bagagli, destinazione ignota. Sbatto me stesso dalla come un tappeto per buttar via le briciole dei miei sentimenti, e mi chiedo quanto ci vorrà perchè ogni cosa mi venga rubata; eppure vorrei solo che i tuoi desideri si esaudiscano, così come tu hai esaudito i miei.


Le lacrime cominciano a segnare la strada di questo nuovo corso…eppure, da qualche parte, i miei sorrisi piovono indifesi, si bagnano di luce e di qualche bel sogno; in questi giorni in cui ogni cosa sembra tuonare come un temporale, annunciando un futuro meteorologicamente incerto, l’unica cosa che posso fare è stare con il naso all’insù, annusando l’odore della pioggia che comincia, a poco a poco, a cadere silenziosa. I sentieri franano uno dopo l’altro, quasi non si fa in tempo a imboccarli che si è costretti a ricominciare tutto daccapo, zaino in spalla e poche storie.
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