Squash (sulla disfatta di una pallina di sentimenti)
Ottobre si tinge come tutti gli anni di jazz, di specchi d’acqua, di riflessi e di pensieri sul fondo; nel mio cuore, l’indifferenza comincia a fare breccia, a colpire più duro e farsi strada in me. Così, perdere la pazienza è un attimo, una fragile conseguenza per non ammettere la resa. Comincio a soffrire dell’enorme differenza fra realtà e finzione, tra come sono le cose e come potrebbero essere, o dovrebbero; due realtà distaccate tenute su da un legame sottile, come un filo di colla tra due dita. Inerte come un sasso, fredda come il ghiaccio, così mi appare.
Il cuore rallenta, sta al buio solo, a pensare. Per quanto tu abbia voglia di rimbalzare, di farti proiettile, o freccia, o quello che più ti piace, il muro non sente niente, non viene giù. Resto a guardare, aspettando che si faccia da parte, e lasci passare la pallina; sarebbe davvero una bella notizia, da prima pagina. E’ tanto tempo che non va da nessuna parte, si sarà anche dimenticata la sua vera destinazione, forse, la sua felicità di gomma.
Da una finestra dei vicoli scappa qualche nota di De André; comincio a chiedermi, anche quest’anno, che fine toccherà ai bucaneve, se nasceranno di nuovo da qualche parte. C’è bisogno di pioggia, per lavare questi vetri sporchi, una bella sciacquata di sincerità, per farli tornare trasparenti come un tempo e vedere quanto di straordinario si nasconda dietro. Altrimenti, continueranno le repliche in scena di questa prosa del silenzio che, annoiato, sono stanco di recitare; perchè dietro a quei vetri, dietro quelle lastre sporche, forse di dolore, o rabbia o chissà che, non si celi solo un’ombra, ma qualcosa di più prezioso.
Se c’è una canzone che vale la pena di ballare, forse è proprio questa; mi fa compagnia da tanti anni, e non sembra invecchiare mai con le sue suggestioni e i suoi sogni pronti a rinnovarsi ogni volta. Un soffio di speranza ad ogni squillo della tromba, ripensando a lune lontane, a panchine, gelati, e finestrini chiusi che profumano di mare. Oggi il mare si riempie di riflessi, si piega gentile a un’estate capricciosa. Provo a spingere lo sguardo il più lontano possibile, sfogliando in fretta i giorni come pagine di un libro troppo noioso, in cerca di una scena che renda giustizia all’opera e ai suoi tormenti. Manca la buona scrittura, l’umore, il sangue abbastanza caldo per sciogliere questi angoli di polvere, e noia.
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