Ti scrivo
Due donne appesantite dalle gravidanze, e dall’età. Un vecchio che inciampa, e impreca. Il 29 che non passa mai. Scampoli di libertà che si allargano a poco a poco. La luce filtra da una crepa su un muro, inventando forme e storie. Dovrei forse rivangare il passato, tanti “ti ricordi di…?” da tirare fuori dai cassetti ammuffiti, per arrossire un poco, e ricominciare il chiacchiericcio, interrotti solo da qualche risata…o una nuvola, sbucata da chissà dove. Già, dovrei. Cosa dire, “che ho i capelli più corti, o che per le mie navi son già chiusi i porti”…no, poco originale. Vedere il sole correre sopra la testa e non preoccuparsene, cominciare a disfare i mucchi di cose da raccontare, come reti da pesca abbandonate, corrose dal sale di qualche lacrima girovaga; matasse di parole da sciogliere per provare a spiegare questo tempo vissuto lontano, tra la Luna e le onde del mare.
Di nuovo sulla riva a guardare l’orizzonte finalmente pulito, infinito. Niente più nuvole, ma mattoni, cemento e un progetto polveroso ripassato sul foglio a matita. Posso solo immaginare come sia successo, in che cosa consista la separazione, il suono di un addio mai dato. Forse, a pensarci, è come il fruscio di un foglio bianco, che ora non serve più. Avrei dovuto riempirlo di parole fino a farlo scoppiare; carico più di ombre che di luci, si sarebbe lentamente trascinato a destinazione. Invece…cosa c’è? Un brivido separa due respiri, congela quel delicato istante carico solo di un silenzio fugace.
Le emozioni ti accarezzano un’ultima volta prima di andare via, così non resta altro che seguire le orme lasciate da quei dannati pensieri fuggiaschi, che non trovano più la strada di casa. Si fanno onde, poi ricci, occhi e poi ancora sabbia, vene, macchie di vernice. In mezzo a quei colori, ritorna finalmente il silenzio, posso girarmi e vedere finalmente chi, durante il mio divagare, tutto questo distruggere e deformare, si sia seduto accanto a me; così riprendo a respirare, e l’aria svogliatamente ricomincia a scivolare sulla pelle, a far ridere di nascosto le fronde degli alberi.
Tra quelle foglie, e i fiori di jacaranda che cadono attorno a me, ci sono i momenti che vale la pena di ricordare. Rotolano lentamente un po’ ammaccati, come frutti maturi appena caduti, lungo l’estate assolata. Senza…te.
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