Soffici graffi di tela
Non è male talvolta vedere la propria agenda settimanale cambiare radicalmente, vedere quell’avvicendarsi di appuntamenti che andranno cancellati per forza, e magari sostituiti con qualcos’altro. Un altro piccolo tassello va al suo posto, in un mosaico che a poco a poco, ricomincia a raccontare storie.
La strada è sempre la stessa…il treno, forse il suo unico limite, non ammette deviazioni improvvise, fermate inattese. Ma forse per una volta, non ci sarà il tempo per una sosta, porto con me una scintilla di sana follia che non posso sprecare lungo il tragitto. Le conversazioni degli altri viaggiatori fanno da accompagnamento al ticchettare sommesso dei miei tasti, ai borbottare scorbutico dei miei pensieri, e di qualche ricordo riemerso da chissà dove.
Così un nome, un pensiero resta conficcato come un chiodo arrugginito; ad ogni colpo va sempre più in profondità, dondolando tra un’andata e un ritorno. I condizionali si sfogliano come petali, e appassiscono al sole di giorni nati praticamente già marci. Ogni cosa si scioglie in una poltiglia densa e nerastra, e alla fine la realtà compare sì, ma da qualche altra parte. Giocano sulle rive del mare gli uomini che sognano di essere altrove, respinti da un muro invisibile. Alla fine, non si fa altro che pugnalare il cielo, che piange e si lamenta un poco, ma silenziosamente accetta il peso di qualche cicatrice.
Già la prossima notte aspetta sveglia il mio ritorno, come una giovane moglie imbronciata; le regalerò qualche frase sciupata per farmi perdonare, o più semplicemente per farla tacere dentro la mia testa. Dormirò tranquillo solo quando mi sarò svegliato da questo sogno parallelo, amico del dolore, fratello del rimpianto.
La follia non viene mai tanto bene in foto, arrossisce tutta e si confonde incolpevolmente con la timidezza. Il cambiamento l’ha mandata avanti per prima, e aspetta dietro una porta ormai socchiusa. Oggi, qui, è inutile stare a mischiare le lettere e le luci, perché poche si rapprendono in questo momento, e non mi va di leggerle. Eppure, è inutile. Ogni cosa è già stata detta, fatta, scritta. Nel mondo, voglio dire. E’ possibile che qualcuno abbia infilzato le parole esattamente come me in questo istante. Non è molto probabile, ma è possibile. In ogni caso spero di no, non è una cosa da augurare a nessuno.
I buoni sentimenti diventano passioni, le passioni ossessioni e, infine, cenere. Solo altra cenere da disperdere al vento, magari senza farsi vedere. E poi, solo un’altra buca dove finirò per addormentarmi. In fondo cosa chiedo, solo la pioggia, la aspetto. La pioggia nel deserto. Osservare l’acqua far conoscenza con la sabbia, con le pietre levigate dal vento. Le gocce le rigano come guance, le accarezzano dopo tanti anni di lontananza.
Anche il diavolo piange ogni tanto, o forse chissà, piange più spesso di quanto si immagini.
Così scrivevo in questi giorni, e ora che sto tornando a casa restano pochi pensieri ad accompagnarmi. Alcuni sono rimasti indietro fortunatamente, altri non ce l’hanno fatta e si sono spenti con il passare delle ore. Tra le cose più utili che ho fatto, oltre a trascinarmi a casa una notte malgrado il dolore, c’è stata la composizione di una lettera. E’ stato estremamente difficile sedersi e pensare, per una volta concretamente, a qualcosa da scrivere per quell’ipotetico destinatario.
Avevo davvero qualcosa da dirgli? Ora finalmente ho la risposta a questa domanda. Forse. Credo. Probabilmente. Rileggere poi quelle frasi, ha realmente il sapore dell’impossibile, del mondo che va alla rovescia. Io ci provo a farlo andare al contrario, ci provo sempre…ma è difficile. Per il momento, potrei camminare sul soffitto e la persone non capirebbero la differenza. Mai come oggi strapperei il ricordo di me a tutto il mondo, a morsi, come piccoli brandelli di carne malata. Un vagone carico di rifiuti tossici, da seppellire segretamente fuori città.
Tutto il mondo continuerebbe a girare come ha sempre fatto; tutto, tranne me.
Ultimi Commenti