Non so cosa mi spinga a scrivere oggi, che tutto mi passa davanti come al finestrino del treno su cui mi trovo; dolce culla per riflessioni mai amare, nutrite dall’amore per l’ignoto, dall’illusione che qualcosa a destinazione sia cambiata. Giorno di mezza festa e di quasi male, direbbe qualcuno. Un autentico 25 aprile, vedremo.
Quattro stracci, un pensiero felice è tutto ciò che mi resta; nelle tasche pochi spiccioli, che il viaggio di ritorno si porterà via in pochi istanti, come sabbia mangiata dalle onde.
L’ennesima sala d’aspetto, probabilmente l’ultima prima di chiudere il libro. Mi inseguono vecchie lettere, ricordi che non pensavo più di avere da tempo, piccoli souvenir di un passato, o più probabilmente di un futuro alternativo che non vedrà mai la luce. E’ come lentamente passare una gomma su un foglio scarabocchiato; eppure qualche traccia, anche se sbiadita, resta per sempre nella memoria della carta. Troppe, troppe parole. Poche alla fine rimangono, poche sembrano colpire davvero il cuore delle persone. Per quanto si possa passare la vita ad affilarle, lucidarle come tante frecce da scagliare al momento giudicato più opportuno, non restano conficcate nell’animo della gente che per qualche istante. Giusto il tempo di far male, mai bene. Dimentichiamo troppo in fretta, ci si volta indietro solo quando è il momento di piangerci addosso. La vita a volte va troppo veloce per concederci il lusso di capire cosa realmente ci ha portato in una direzione piuttosto che in un’altra. Corre a tal punto che oggi è già il 27, e le rose oggi sembrano ancora più belle sotto al sole.
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