Inaspettatamente…

18 Luglio 2008 at 1:09 am (Real Life, Riflessioni) (, , )

Alla fine sono proprio i sogni a riportarmi alla realtà, a farmi rivedere la strada che stavo stancamente smarrendo. Addirittura due, in questa notte, per farmi dimenticare o, forse, per farmi ricordare ciò che ho più a cuore.

Il primo è uno dei mie soliti sogni improbabili, come quando rincorrevo Sua Santità pregandolo di restituirmi la maturità scientifica :roll: . Questa volta mi trovavo a frequentare delle lezioni, una specie di progetto. Studiavo…la coltivazione. Avevo un piccolo recinto di terra, poggiato su un tavolo, così come su quello dei miei colleghi (senza volto, ovviamente). Accendevo delle lampade per simulare il sole, facevo scorrere le dita sulla terra scura, preparandola per la semina, piccoli confettini colorati. Così passavo i giorni: seminavo, irrigavo (un mio collega aveva fatto una graziosa risaia orientale), mi prendevo cura dei primi germogli; avevo anche un frutteto, con alberelli non più alti di una quindicina di centimetri, che mi regalavano arance, mele, pesche della dimensione di una bacca, e all’ombra dei quali riposava un minuscolo pupazzo con il cappello di paglia, da me costruito. Ai lati del campo, qualche ciliegio, carico di piccoli puntini rossi :) .

Il mio professore di riferimento era Robert De Niro (o almeno, aveva le sue sembianze), che gironzolava per le postazioni, gustando qualche sorso del vino prodotto dalla mia vicina di banco :) . Non so quale fosse lo scopo del progetto, però quella tranquilla vita di campagna, seppur miniaturizzata, mi dava tranquillità, e un sonno delizioso.

Il secondo sogno…beh, il secondo sogno era una fotografia, potremmo riassumerlo così. Una foto con qualche riga scritta a penna, sul retro. Non dimenticherò di nuovo ciò che, pigramente, mi stava scivolando via fra le dita, terrò gli occhi ben piantati all’orizzonte. E così, non più distratto, ma ancora intorpidito, guardo questa giornata andarsene via, con le sue striature rosa, vezzosi festoni di commiato.

Il braccio ancora mi duole, è come se avesse toccato la vita per un attimo, l’avesse afferrata e poi persa di nuovo. Dietro le persiane, sguardi si incrociano, si accontentano dell’ombra che vedono muoversi dagli spiragli; sotto al sole, qualcosa nasce pregando di non seccarsi troppo in fretta. Di ritorno dall’ennesimo baraccone, ho conservato l’ultima pagina bianca, in attesa della prossima mano col destino. Tre palle un soldo. Tre palle, un soldo.