Just thinking about…

10 Giugno 2008 at 4:35 pm (Riflessioni) (, , )

“Riesci a vederlo?” disse mostrando con noncuranza l’anulare “E’ l’anello più sottile del mondo e difficilmente vorrà venir via per te”

(da appunti…dimenticati)

Una volta ancora, un passo ancora. Mi volto, e riconosco le orme dietro me, spazzate dal vento freddo di qualche ricordo sbreccato. Ogni goffo salto in avanti mi ha portato qui, a contemplare il baratro, a godermi, per così dire, la visione delle mie idee ammassate ormai in putrefazione. Una foto per racchiudere ciò che non sarò mai capace di scrivere; è bastata una piccola immagine sepolta per sciogliermi esattamente come una volta, come se tante pagine non si fossero state macchiate d’inchiostro nel frattempo, come se non mi fossi mai ammalato e non dubitassi ancora della mia guarigione. Le mie lacrime non sono mai state così veloci mentre il mio cuore, crudelmente, esultava.

[...] che, come vedi, ancor non m’abbandona.

(Inferno, V)

Sono righe mozze queste degli ultimi giorni, le vedo correre via veloci in cerca del loro pezzo mancante, così come cerco il mio, un vecchio ingranaggio di cristallo scheggiato. So bene cosa manchi a queste pagine inquiete, ma non posso dar loro niente, finchè vivere sarà così di peso per me.

Ho trovato un angolo dove raggomitolarmi lungo queste pareti lisce, poco prima della caduta, e del vuoto senza fine. Solo qualche vecchio foglio di carta squalcito, due o tre emozioni quotidiane come casa, in attesa del gran finale, dell’ultima pagina del libro. E se quel giorno non saprò dove andare, sarà perchè ho smesso di crederci, o di respirare; porterò le mie cose più vicine al mio cuore, forse sarà finalmente disposto a perdonarmi. Diceva qualcuno che non esiste più: “C’è sempre un motivo per partire, pochi per restare”…me ne basta solo uno, quello giusto, nato solo per me.

Così scrivevo in un vagone che Kerouac non avrebbe saputo mettere meglio assieme, tra vecchi venditori di tappeti indiani e qualche ubriaco, mentre tutto attorno a me sembrava volermi lasciar presto, senza neanche salutare. I luoghi e le immagini si mischiavano fra loro, disorientandomi e facendomi emozionare allo stesso tempo; richiami di sirene lontane, paradisi artificiali, forse allucinazioni.

Un’altra foglia che se ne va, pensavo, un altro po’ di me spalmato come su un panino, indigesto perfino per me, figuriamoci per chi è così sfortunato da visitare questo cimitero di parole. Questa è una sala d’aspetto, una cella con le pareti graffiate: restano tutte le testimonianze degli inquilini passati, che cerco di riportare nell’ordine in cui colpiscono il mio occhio e la mia fantasia, eppure lasciando su quei muri piccole, sperdute tracce di me.

Coraggio, un bel respiro come sempre prima di uscire dalla stazione.