E’ con piacere che scrivo la recensione di 21, uno dei film che più mi aveva incuriosito dalla visione del trailer. Diretto da Robert Luketic e interpretato fra gli altri da Kevin Spacey e un ingrassato Lawrence Fishburne, la pellicola racconta la storia (vera) di un gruppo di studenti del MIT (il valhalla degli studenti di informatica ) che escogitano un sistema per contare le carte al tavolo di black jack e truffare i casinò di Las Vegas. Protagonista della vicenda il timido e squattrinato Ben Campbell, genio matematico alle prese con l’accesso ad una borsa di studio per Harvard, gli amici sfigati del campus, gli approcci disastrosi alla ragazza più carina della facoltà. Il film prende a piene mani (soprattutto all’inizio) dal repertorio del genere (L’attimo fuggente, Will Hunting per citarne qualcuno, ma anche la commedia adolescenziale americana) e stenta a mio parere a prendere quota. L’attore scelto come protagonista (Jim Sturgess, già visto in Across the Universe) mi ha ricordato per certi sguardi un impacciatissimo Peter Parker alias Tobey Maguire mentre la controparte femminile (una troppo femme fatale Kate Bosworth) non può certo avvicinarsi come avvenenza a Kirsten Dunst .
A dare spessore al film ovviamente c’è la presenza nel cast di Kevin Spacey, nel ruolo dell’enigmatico e pericoloso professor Mickey Rosa, che addestra e forma la “squadra” che gioca ai tavoli. E’ lui, con la sua facciata da professore normale che nasconde un individuo senza scrupoli, a dare brio e vitalità al film. Sono sue le scene migliori, le battute più efficaci e quando non c’è si sente una vera e propria mancanza. A volte non sembra solo un professore in gita con i suoi studenti, ma una babysitter alle prese con un gruppo di giovani attori di belle speranze.
Come ho detto il film stenta a decollare e, a mio parere le due ore di durata, sono del tutto ingiustificate. Avrei preferito qualche scena d’azione in più e qualche banalità in meno (la storia è sempre la stessa: via breve ma pericolosa o via lunga e onesta?), ma si salva abbastanza con il finale. Un bel film, ma conoscendo la cura con la quale Spacey sceglie i suoi lavori, mi sarei aspettato qualcosa di più. Un probabile dvd a prezzo economico.
Voto: 7
Note a margine:
Choi un mito!
Qualche voto per dei film che ho visto in questi giorni: Shoot’em up 6 (belle scene d’azione); Oxford Murders 7+ (non vi dirò mai cosa mi è piaciuto di questo film); Ortone e il mondo dei Chi 7 (Christian de Sica a parte, mi ha sorpreso) 7;
un saluto alla coppia di signori anziani che sono usciti dalla sala deserta (c’eravamo solo io e loro due) dopo mezz’ora di Shoot’em up ;
ho comprato il dvd di Michael Clayton, principalmente per il miglior omicidio degli ultimi anni.
Recensione della settimana: 21 e…
19 Aprile 2008 at 2:52 am (Cinema, Commenti) (21, kevin spacey, ortone e il mondo dei chi, oxford murders, recensione, shoot'em up)
E’ con piacere che scrivo la recensione di 21, uno dei film che più mi aveva incuriosito dalla visione del trailer. Diretto da Robert Luketic e interpretato fra gli altri da Kevin Spacey e un ingrassato Lawrence Fishburne, la pellicola racconta la storia (vera) di un gruppo di studenti del MIT (il valhalla degli studenti di informatica
) che escogitano un sistema per contare le carte al tavolo di black jack e truffare i casinò di Las Vegas. Protagonista della vicenda il timido e squattrinato Ben Campbell, genio matematico alle prese con l’accesso ad una borsa di studio per Harvard, gli amici sfigati del campus, gli approcci disastrosi alla ragazza più carina della facoltà. Il film prende a piene mani (soprattutto all’inizio) dal repertorio del genere (L’attimo fuggente, Will Hunting per citarne qualcuno, ma anche la commedia adolescenziale americana) e stenta a mio parere a prendere quota. L’attore scelto come protagonista (Jim Sturgess, già visto in Across the Universe) mi ha ricordato per certi sguardi un impacciatissimo Peter Parker alias Tobey Maguire mentre la controparte femminile (una troppo femme fatale Kate Bosworth) non può certo avvicinarsi come avvenenza a Kirsten Dunst
.
A dare spessore al film ovviamente c’è la presenza nel cast di Kevin Spacey, nel ruolo dell’enigmatico e pericoloso professor Mickey Rosa, che addestra e forma la “squadra” che gioca ai tavoli. E’ lui, con la sua facciata da professore normale che nasconde un individuo senza scrupoli, a dare brio e vitalità al film. Sono sue le scene migliori, le battute più efficaci e quando non c’è si sente una vera e propria mancanza. A volte non sembra solo un professore in gita con i suoi studenti, ma una babysitter alle prese con un gruppo di giovani attori di belle speranze.
Come ho detto il film stenta a decollare e, a mio parere le due ore di durata, sono del tutto ingiustificate. Avrei preferito qualche scena d’azione in più e qualche banalità in meno (la storia è sempre la stessa: via breve ma pericolosa o via lunga e onesta?), ma si salva abbastanza con il finale. Un bel film, ma conoscendo la cura con la quale Spacey sceglie i suoi lavori, mi sarei aspettato qualcosa di più. Un probabile dvd a prezzo economico.
Voto: 7
Note a margine: